Per il Gran Premio di Monte Carlo, non possiamo assolutamente sottovalutare la McLaren. Il motivo è semplice: una precisa scelta progettuale della MCL40 potrà fare un’enorme differenza. Parliamo dell’interasse della vettura, che risulta nettamente più corto rispetto a quello della concorrenza.

MCL40: il dato tecnico da non sottovalutare

Come avevamo anticipato nel mese di marzo, la vettura color papaya vanta un passo ridotto, addirittura più corto di ben 15 centimetri rispetto alla Ferrari SF-26. Si tratta di una differenza sostanziale, che tra le strette stradine del Principato non rappresenta affatto un dettaglio marginale.

Una monoposto con un passo più corto garantisce una maggiore agilità e ruota molto più velocemente su sé stessa nelle curve strette. Questo permette al pilota di chiudere prima la traiettoria e di rimettere il piede sull’acceleratore con un attimo di anticipo.

McLAren MCL40

In un tracciato come quello di Monaco, che è un susseguirsi continuo di pieghe a raggio ridotto, questo micro-vantaggio dinamico si somma curva dopo curva, trasformandosi in un guadagno netto e tangibile sul cronometro.

McLaren MCL40

A tal proposito, è d’obbligo ricordare la stagione 2017, quando il passo corto della Ferrari SF70H (all’epoca quasi dieci centimetri inferiore rispetto alla rivale Mercedes W08) consentì alla Rossa di volare letteralmente tra le stradine del Principato.

Tuttavia, disporre di un passo corto non fa miracoli se il progetto di base risulta carente. L’esempio storico perfetto in tal senso è la problematica Ferrari 312 T5 del 1980. Per cercare di trovare maggiore competitività nella tappa monegasca, a Maranello accorciarono volutamente il passo della monoposto – una modifica geometrica all’epoca permessa a stagione in corso – e ne stravolsero l’aerodinamica.

McLaren MCL40

Gli interventi furono drastici: il supporto del muso triangolare venne accorciato e le dimensioni dell’ala anteriore furono ridotte, mentre i bracci della sospensione anteriore vennero inclinati e spostati all’indietro. Al retrotreno, invece, l’ala fu avanzata ricalcando una soluzione già utilizzata l’anno precedente sulla T4. Uno sforzo tecnico disperato che, purtroppo, si rivelò inefficace: la domenica della gara, infatti, Gilles Villeneuve non riuscì ad andare oltre il quinto posto.