Elio non è stato solo un grande pilota, ma soprattutto un autentico fuoriclasse di signorilità. Negli anni turbolenti della Formula 1, segnati dai pesanti ritardi causati dalle guerre politiche tra “fochisti” e “legalisti”, il suo box, prima in Lotus e poi in Brabham, diventava il rifugio naturale per l’intera stampa italiana. Elio era un uomo di un’umanità rara: suonava il pianoforte in maniera divina, era un grande appassionato di calcio e accoglieva tutti con una piacevolezza fuori dal comune.

Elio De Angelis F1

Il più bel Capodanno della mia vita

 

C’è un episodio intimo che descrive alla perfezione chi fosse l’uomo dietro la visiera. Era la vigilia di Capodanno a Porto Cervo. Mi trovavo su una barca con due coppie di amici, quando Elio, passando in scooter sul molo, mi riconobbe e mi invitò a trascorrere la serata da lui. Da buon genovese inizialmente rifiutai. 

Non volevo essere un intruso in una notte che solitamente si riserva agli affetti più stretti. Ma alle 11:20 Elio si ripresentò, non accettò un no come risposta e ci “sequestrò” affettuosamente, portandoci nella sua splendida villa dotata di una gigantesca vetrata affacciata sulla spiaggia.

Elio De Angelis F1

Mi aspettavo una festa mondana e ricca di glamour, invece trovai l’esatto opposto: un intimo focolare domestico. C’erano suo padre con la compagna, Elio con la bellissima Ute, suo fratello e sua sorella con i rispettivi fidanzati, oltre a me e mia moglie. 

Fu una serata di un calore straordinario; ci fecero sentire a tutti gli effetti come due membri di quella stessa famiglia. È un ricordo dolcissimo che, ancora oggi, mitiga il dolore immenso per la sua perdita. 

La lezione di vita 

 

Quando Elio ci ha lasciati in quel tragico incidente, per me e per altri molti colleghi non è scomparso solo un amico, ma un fratello. Ricordo ancora l’emozione straziante del suo funerale a Roma, una giornata avvolta in una tristezza infinita. Quella tragedia ha segnato uno spartiacque decisivo nella mia vita. Da quel giorno ho preso una decisione irrevocabile per la mia professione. 

Elio De Angelis F1

Come giornalista avrei continuato a rispettare i piloti e a esigere rispetto, ma non avrei mai più cercato di diventarne amico. Perché quando perdi un ragazzo a cui vuoi bene in quel modo, è come perdere un pezzo di famiglia. E il dolore per la morte di Elio resta la ferita più grande che io abbia mai patito in cinquantasette anni di carriera.

Quello spaccato tecnico mai disegnato per Elio

 

La BT55 fondava l’intero suo concept su un baricentro esasperatamente basso. Una scelta di progetto radicale, che costringeva il pilota ad assumere una posizione di guida quasi sdraiata, nettamente più reclinata rispetto a tutte le altre monoposto in griglia. 

Per analizzare e illustrare al meglio quella postura estrema, chiesi a Elio De Angelis se potesse simularla per me. Lui, con la sua proverbiale e immancabile gentilezza, si prestò subito alla richiesta. Nella sua camera d’albergo, si stese sul pavimento indossando la tuta da gara completa e il casco, replicando alla perfezione l’assetto che manteneva all’interno dell’abitacolo. 

Elio De Angelis F1

Il mio intento era quello di utilizzare quegli scatti come base per realizzare un disegno tecnico dettagliato: uno spaccato della monoposto che mettesse in evidenza l’esatta e inusuale collocazione del pilota all’interno del cockpit.

Purtroppo, dopo la sua tragica scomparsa, il peso di quel ricordo prese il sopravvento. Capii intimamente che non sarei mai riuscito a completare quell’illustrazione. Quello spaccato della BT55 non ha mai visto la luce, e la fotografia di Elio sul pavimento di quella stanza d’albergo è rimasta chiusa nei miei cassetti, gelosamente custodita.