Siamo al Paul Ricard accanto a una delle vetture più importanti della mia carriera: la Tyrrell a sei ruote. All’epoca realizzai i disegni appositamente per la brochure di Ken Tyrrell. E oggi qui con me c’è un ospite d’eccezione, Loïc Depailler, il figlio di Patrick, pilota che ha guidato questa monoposto unica. Una vettura diversissima da tutte le altre, lo si nota a prima vista.
Loïc Depailler: Sì, è una macchina incredibile. Da bambino avevo tutti i suoi modellini. Quando mio padre se n’è andato avevo solo 7 anni, ma questa è l’unica vettura di cui conservo un ricordo nitido. Guidarla oggi, su questa pista, rappresenta un’emozione enorme e un grandissimo onore.
Giorgio Piola: Fui molto fortunato ai tempi. Quando mi commissionarono il lavoro, eravamo in volo per il Brasile. Sedevo accanto a Ken Tyrrell e José Rosinski. A un certo punto Ken si girò e mi chiese: “A proposito, ti andrebbe di fare il disegno per la nostra brochure?”. Fu un’esperienza fantastica. All’epoca avevo libero accesso ai box, potevo scattare foto e osservare tutto da vicino.
Parlai molto anche con tuo padre per capirne i segreti. È un vero peccato che l’anno successivo, con la naturale evoluzione degli pneumatici, non abbiano continuato a sviluppare le coperture piccole anteriori, facendo inevitabilmente calare le prestazioni della vettura. Era un progetto tecnicamente affascinante. Ma dimmi, è la prima volta che ti metti al volante della P34?
Le caratteristiche alla guida della Tyrrell P34
Loïc Depailler: Non esattamente. Qui siamo per un’esibizione, quindi non cercheremo il limite, ma in precedenza ho potuto completare due sessioni da tre giri sul circuito del Grand Sambuc per prendere confidenza. Tu che hai conosciuto papà, forse potresti confermarmi un’impressione: per il momento la macchina si comporta quasi come un go-kart. Lo sterzo è incredibilmente leggero e restituisce pochissimo feedback.
Avendo ruote anteriori così piccole, l’effetto giroscopico è ridotto al minimo. Inoltre, se escludiamo i curvoni veloci, la P34 sembra voler passare costantemente dal sottosterzo al sovrasterzo. Non ho ancora capito se sia una questione di assetto, ma fatico a trovare l’equilibrio ideale tra le due dinamiche. Era così nervoso il comportamento anche per i piloti dell’epoca, o devo semplicemente girarci di più per capirla?
Un’era dove tutto era più semplice
Giorgio Piola: Purtroppo questo specifico dettaglio tecnico non lo ricordo. Ma vedi, in quegli anni si parlava tantissimo con i piloti, si andava a cena insieme e si condivideva il tempo libero. L’ultima volta che passai del tempo con tuo padre eravamo proprio in Brasile, a Rio de Janeiro, nella piscina dell’hotel Intercontinental.
La Formula 1 di quell’epoca era davvero una grande famiglia. Il lato drammatico era che quasi ogni anno c’era un incidente mortale e, essendo così uniti, quando qualcuno se ne andava era letteralmente come perdere un fratello o uno zio. Tuo padre era un pilota eccellente, simpatico e dai modi squisiti. Sono davvero felice di aver fatto la tua conoscenza, Loïc.
Loïc Depailler: E io sono felicissimo di incontrare una leggenda come te, Giorgio. Grazie mille.





